Viva Barabba

29 Settembre 2016 Nessun commento
"Chi volete vivo Gesù o Barabba?" e la folla gridò: "Viva Barabba".
Lo so, non è originale, ma a me fin dal titolo non è piaciuto
il programma della  RAI
dove si dice "Viva qualcuno" e poi si va a stuzzicare la "morte"
di qualcunALTRO.
Io Jilette, come conduttore, lo avrei visto bene solo nei panni
di una lama da barba
che non sa far altro che aprire ferite.
E dunque apprezzo la replica fatta dalla famiglia di Luigi
di cui al link qui sotto:
http://www.lesartistes.it/site/index.php/luigi-tenco-official/870-20160926-la-famiglia-tenco-replica-al-programma-rai-viva-mogol
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Tenco e Sloan

3 Settembre 2016 Nessun commento
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“Moi Seul” sulla musica di Tenco

2 Agosto 2016 Nessun commento
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Luigi Tenco a “Concerto di canzoni”

31 Luglio 2016 Nessun commento
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Luigi Tenco a Canzoniere minimo

31 Luglio 2016 Nessun commento
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Un TENCO da OSCAR !

30 Luglio 2016 Commenti chiusi

Nella vita c’è chi è sempre PRUDENTE….

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le canzoni di Sanremo 1967

28 Luglio 2016 Commenti chiusi

Ecco l’ordine di presentazione delle canzoni di Sanremo 1967 come pubblicato dal quotidiano l’Unità nelle giornate del 26 e 27 gennaio 1967

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tratto da: l’Unità del 27 gennaio 1967

28 Luglio 2016 Commenti chiusi

l ‘ U n i t à / venerdi 27 gennaio 1967 PAG. 9 / s p e t t a c o li

 NULLA Dl SORPRENDENTE NEL CORSO DELLA PRIMA SERATA DEL FESTIVAL

<L arrivo di uno «Stones > scuote Sanremo (più di Modugno)

 Tra queste prime quindici canzoni ascoltate stasera, c’era ben poco di invitante….

 ….Una canzone che non finirà con Sanremo è sicuramente Ciao amore, ciao di Luigi Tenco e Dalida, la unica che,sia pure senza sforzarsi eccessivamente, abbia tentato di dire qualcosa di verosimile.

 Daniele Ionio

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Ciao amore ciao di Franco Supino

3 Giugno 2016 Commenti chiusi

 








Un figlio di emigranti italiani in Svizzera è catturato da una vecchia canzone che racconta il destino dei suoi genitori e di quelli che, come loro, hanno dovuto percorrere la strada dell’emigrazione. Allora, nel 1967, “per la prima volta veniva trasmessa da Sanremo una canzone con un messaggio politico nelle case degli italiani. Per la prima volta si parlava dei perdenti che cercavano fortuna nelle metropoli del nord”. Quella canzone è anche l’incontro di due storie molto differenti, quella di Jolanda, una star della musica leggera internazionale, e Luigi Mai, un cantautore ribelle, dilaniato tra il rifiuto del gusto di massa nutrito dall’arte commerciale e il desiderio di una maggiore risonanza, di trasmettere il suo messaggio politico ad un pubblico più ampio. Ispirandosi alle biografie di Dalida e Luigi Tenco, senza tuttavia voler essere documentario, Ciao amore, ciao (2003) racconta la loro tormentata relazione. Racconta i dolori, sentimentali e intellettuali, di un artista impegnato, il suo tragico destino, e i problemi di identità di una star della musica leggera internazionale. Rivisita i luoghi delle loro biografie: il paesino calabro di Serrastretta, da cui i genitori di Jolanda erano emigrati in Egitto, il melting pot di un quartiere della periferia del Cairo, dove la futura diva trascorre la sua infanzia, Parigi, dove conquista il successo; il paesino piemontaese in cui Luigi Mai trascorre i primi anni della sua vita, la Roma degli anni Settanta, palcoscenico dell’innamoramento dei due protagonisti. E infine Sanremo, palcoscenico di quel festival del 1967, tristemente famoso per il suicidio di Tenco, un disperato atto di protesta contro il verdetto della giuria e, in generale, di un’industria culturale che non dà spazio ad alcuna voce critica. Ciao amore, ciao è un romanzo sulla ricerca dell’identità e delle proprie radici culturali (una tematica molto cara a quest’autore svizzero di origini italiane), un bilancio poetico dei sogni e dei miraggi di una generazione, quella degli anni Sessanta, che aveva vagheggiato un altro stato del mondo. Un libro ricco di personaggi e di storie, che si legge tutto d’un fiato, coinvolgente, per la leggerezza con cui Supino sa trattare temi di grande impegno, con un linguaggio semplice e disteso, con punte di gustosa ironia e di sarena malinconia. Franco Supino è uno delle voci più interessanti della letteratura svizzera di lingua tedesca e, insieme, della letteratura “d’emigrazione”. Figlio di emigranti italiani, è nato (nel 1965) e cresciuto a Solothurn, dove attualmente insegna alla Pädagogische Hochschule. È autore anche dei romanzi Musica leggera (1995), Die Schöne der Welt oder Der Weg zurück (1997) e Der Gesang der Blinden (1999).

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Come ho conosciuto Luigi Tenco

18 Maggio 2016 Commenti chiusi
Estate del 1965. Al Circolo Ricreativo 
del mio paese risuonavano ancora le canzoni dell'ultimo Festival di 
Sanremo che qualcuno ballava nell'angusto corridoio dove era 
piazzato 
il Juke-box .
A causa della mia innata timidezza non osavo chiedere un 
ballo. 
A 14 anni non si hanno, neanche, tante monete per le tasche.
Per ascoltare tre canzoni occorrevano 100 lire. Per una, invece, ne 
bastavano 50.
Da qualche giorno c'era una ragazzina alta e bionda nei 
miei pensieri. Una che non avrei mai avuto il coraggio di avvicinare, 
della quale non conoscevo il nome, ma alla quale potevo, idealmente, 
dedicare una canzone. 
Restava solo da scegliere il titolo del mio 
primo vinile da gettonare. Un titolo che non fosse generico. Un titolo 
che parlasse proprio di lei, di......"Angela".
Alcuni mesi dopo venni a 
sapere che quella ragazzina, in realtà, si chiamava Daniela, ma poco 
importava ormai, perché io avevo scoperto Luigi Tenco.
Ricordo che 
volli ascoltare anche il lato B di quel disco per il titolo 
particolarmente accattivante: "mi sono innamorato di te".
Un amore 
platonico, dunque, mi ha fatto incontrare Tenco.
Quando Luigi ci lasciò 
acquistai i suoi dischi pur non avendo la possibilità di ascoltarli. In 
casa mia c'erano pochi soldi ed un giradischi era considerato un
bene 
effimero.
Un mio amico, comunque, mi invitava, talvolta, a casa sua e 
mi metteva a disposizione il suo tempo ed i suoi mezzi. Non ci mise 
molto ad innamorarsi, anche lui, di quella voce, di quelle musiche.
Di 
Luigi conservo, impresse nella mente, alcune immagini della sua ultima 
volta, a Sanremo. Mi dispiace di non averlo conosciuto di persona. 
Avremmo potuto, assieme, cacciare le streghe a sassate.

http://www.ilmioregno.it

Massimo Ciaponi

			
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