Cinisi. Uno spettacolo per ricordare Luigi Tenco
La manifestazione è stata organizzata da “Casa memoria Peppino e Felicia Impastato”

Uno spettacolo che rimane nella testa e nel cuore dello spettatore. La chitarra e la voce di Nino Racco hanno animato “Ciao amore, ciao”, uno straordinario omaggio a Luigi Tenco, l’indimenticabile cantautore morto suicida durante il Festival di Sanremo del 1967. Autore e interprete, Nino Racco ha saputo intercettare l’anima di Tenco e trasferirla in uno spettacolo che emoziona dall’inizio alla fine. La voce narrante rivela il travaglio dell’artista, i dialoghi, l’ansia di svecchiare la canzone italiana, la voglia di scrivere e cantare in maniera nuova. I suoi sogni però si scontrano con l’incomprensione, la grettezza mentale del tempo. Tenco scrive il testo e la musica di “Ciao amore ciao” e la porta al Festival di Sanremo. Il Festival però boccia la sua canzone. Tenco, dotato di grande sensibilità, non regge alla delusione e all’incomprensione. Si chiude nella camera d’albergo dove alloggia e si spara un colpo di pistola alla tempia. Lo spettacolo sottolinea la grandezza e l’attualità Tenco, un precursore che negli anni ’60 non fu capito, uno che ha lasciato un segno nel panorama della musica italiana.
( 28 gennaio 2012 )
45 anni dopo… non sono più sicuro!
45 anni non sono pochi e dopo così tanto tempo, anche la mia memoria comincia a vacillare.
Ho sostenuto e ripetuto sovente di ricordare, alcuni particolari della sera del 26 gennaio 1967.
Dalle mie deduzioni ho sempre pensato di aver visto in Tv, nella serata dedicata al Festival di Sanremo, l’esibizione di un cantante che associavo a Luigi Tenco prima e poi quella di Dalida.
Ma le molteplici ipotesi contrarie di personaggi che vantano buon credito nel panorama artistico, quali ad esempio il Maestro Gianpiero Reverberi, Renzo Arbore e adesso perfino il figlio del regista Piacentini, a 45 anni di distanza mi inducono a fare una più accurata riflessione.
La sensazione che ricavai, ascoltando il motivo presentato da Dalida fu quella di aver sentito un brano dal facile ritornello commerciale. Uno di quei motivi che venivano fatti su misura proprio per incrementare le vendite.
Questa sensazione mi ha sempre portato a pensare che il cantante che prima avevo ascoltato (in un ambiente diverso) fosse proprio quel Luigi Tenco di cui poco per non dire nulla conoscevo prima.
Per anni dunque ho coltivato il pensiero di aver inconsapevolmente assistito alla performance di quello che sarebbe poi diventato il mio artista preferito nel mondo dell’arte in genere.
Oggi, a 45 anni di distanza da quella sera e volendo celebrare, anche io, il GIORNO DELLA MIA MEMORIA….non sono più sicuro!
E’ dal 1967 che conservo nel mio portafogli questo ritaglio di giornale.
Non so perché l’ho fatto. Non so perché, per quasi 44 anni, mi sono sempre portato appresso un appunto così banale per gli altri.
I segni a penna che vi feci sopra erano stati fatti per evidenziare che le parole trascritte non corrispondevano a quelle effettivamente presentate al Festival di Sanremo.
Mi incuriosiva, ricordo, trovare traccia nei testi delle canzoni, delle piccole varianti o imprecisioni che si manifestavano poi nel corso di quelle serate.
Forse ero stato influenzato dal clima che si respirava a quel tempo. Al Festival si cantava ormai dal vivo e ogni passo falso veniva enfatizzato dalla critica in maniera spietata.
Non mi parve logico che si fosse potuto cambiare così tante parole in un brano. La presi come una anomalia. Qualcosa doveva pur essere accaduto. Qualcosa che non mi era dato di sapere.
A distanza di 44 anni torno a riflettere e decido di conservare, da ora in poi, in altro modo questo ritaglio. Ricordo, comunque, che ero anche attratto dalla foto di Dalida.
Una donna che faceva sognare la mia Adolescenza. Forse proiettavo in lei l’immagine della fidanzatina che avevo a quel tempo.
Fra meno di mezza ora sarà Natale. Le parole di Luigi le conserverò altrove. In fondo, oggi mi è chiaro, che certe cose ti rimangono dentro anche se non le conservi appresso.
Un po’ come la fede.

Da qualche giorno è uscita la poesia, musicata da Vittorio De Scalzi che, al suicidio di Luigi, dedicò, l’ amico Riccardo Mannerini.
Io ebbi modo di apprezzarla (parole e musica), dal vivo, già alcuni anni fa, a Rapallo.
Sapevo delle intenzioni di giungere alla sua pubblicazione e ne parlai anche con Ornella Benedetti (Club Luigi Tenco di Venezia) che mi dimostrò di conoscerne il titolo: Obitorio.
La notizia della sua pubblicazione mi è finalmente giunta dal figlio di Riccardo e dunque l’ho, finalmente, potuta riascoltare.
Agli interessati segnalo che De Scalzi però ha cambiato il titolo in: “Tante gocce”.
Di seguito riporto il testo originario che, come era prevedibile, ha subito alcuni adattamenti dovuti alla stesura musicale.
Obitorio
Nella mano del suicida
del giorno X, ore Z,
c’era il sudore.
Non c’era altro.
Il messaggio era da sempre
sulla faccia di tutti.
Pulisciti la fronte.
Ci sono due righe
anche per te.
Per te che non lo hai amato,
cercato, odiato e sorretto,
posseduto e rovinato.
Perché tu sei come me,
come lui,
come Dio,
una mano che sa prendere e creare,
ma soltanto gocce
destinate a non cadere.
Io, tu e larottanculodi….
Beh, lo ammetto: ho pagato il canone RAI con un giorno di ritardo.
Scadeva il 31 di gennaio e solamente il primo di febbraio ho ottemperato a questo adempimento.
Non è che faccia largo uso dello strumento televisivo per guardare i programmi della RAI ma talvolta mi capitano momenti di puro masochismo.
Ed allora mi ritrovo a seguire, magari mentre sto cenando, spettacoli per niente educativi come quello che già dal suo titolo lo lascia intendere: I RACCOMANDATI.
E’ la solita “zolfa” che invita chi aspira a qualcosa per il suo futuro a cercare la via breve, la scorciatoia, la raccomandazione di turno.
Insomma, una Arcore targata mamma RAI.
E, una di queste sere, giusto per digerire (avevo appena finito di cenare) mi sono ingoiato un bel boccone di medicina amara.
Quella che spontaneamente mi è parso doveroso ribattezzare “larottanculodi…”.
Avevo notato che, per tutti questi anni, il buon gusto di mamma RAI, non aveva più mandato in onda “io, tu e larottanculodi…”
Forse perché era ancora memore di un biglietto firmato Luigi, che in qualche misura la coinvolgeva. Ma si sà, i tempi cambiano, e forse nessuno più si ricorda.
E poi, cosa c’è di meglio che non rispolverare quel lontano festival visto che ci avviciniamo al prossimo?
Devono aver pensato che, magari, per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, si rende opportuno anche trasmettere (o ritrasmettere?) un bel servizio su quel Luigi che firmò proprio quel lontano bigliettino.
Ed ecco che per Oggi 5 febbraio alle ore 17,40 su RAI3 faranno un ritratto anche di quel giovanotto.
Ma, cara mamma RAI “io, tu e larottanculo di…”, all’ora di cena, me la potevi risparmiare.
Per la cronaca: nella trasmissione I RACCOMANDATI il brano “io, tu e larottanculodi…” è risultato vincitore di manche e dunque degno di accedere “alla finale”, proprio come nel 1967.
Un bel viatico per la ingenua aspirante…non c’è che dire!
p.s.: Ho conosciuto, nella mia vita, una donna meravigliosa che si firmava O.B.
anche “io, tu e larottanculo di…” è stata cantata da o.b. ma questa è tutta un’altra storia, altro tipo di donna!
27 gennaio…
mi ricordo che ero fidanzato. Lo sono stato nel periodo che va dal 21 dicembre ’66 al 22 febbraio ’67. Annotavo tutto su di un diario. Incomprensibile a molti.
Non a me che stavo, in quel periodo, studiando stenografia.
Andai ad aspettare la mia ragazza alla “sua” fermata dell’autobus. Per percorrere, assieme, quelle poche centinaia di metri che ci avrebbero condotti, entrambi, nella stessa classe.
La seconda E.
L’autobus era, quella mattina, come sempre, molto affollato.
Le edicole esponevano le loro “civette”. Nell’ultima riga, scritto con caratteri un po’ più piccoli, lessi di un cantante morto al Festival di Sanremo.
Quando scesi dall’autobus appurai, leggendo meglio nella “civetta” dell’edicola situata nei pressi della fermata, che quel cantante si era ucciso.
Il nome non c’era. Io non sapevo che era lo stesso cantante che avevo visto cantare la sera precedente. Timido, quasi impaurito.
Io non sapevo che era lo stesso cantante di cui avevo ascoltato i dischi al juke-box del mio paese, quelle poche volte che me lo potevo permettere.
Io non sapevo che eri tu…Luigi Tenco.
Ti porto in me
come lo stelo di un fiore reciso
a cui continuo a dare acqua.
Solo per avere il tempo di darti
UN’ULTIMA CAREZZA.

Volevo darti un’ultima carezza
ma tutto era finito ormai per noi
Volevo dirti un’ultima parola
ma tu piangevi quando ti lasciai
Ora tu, tu dove sei?
Quell’ultima carezza aspetta te,
mi sento chiuse in gola le parole
che non ho detto prima di lasciarti
Volevo avere un ultimo sorriso
da ricordare insieme agli occhi tuoi
ma in quell’attimo ormai,
già lontana eri tu
e niente di niente restò.
Ora tu, tu dove sei?
Quell’ultima carezza aspetta te,
mi sento chiuse in gola le parole
che non ho detto prima di lasciarti
Volevo avere un ultimo sorriso
da ricordare insieme agli occhi tuoi
ma in quell’attimo ormai,
già lontana eri tu
e niente di niente restò.
e tu, mio caro e vecchio albero…


28 maggio 2010
Un mio ritratto a matita che ho donato a Patrizia Tenco
il 28 maggio 2010 a Sassari, in occasione
di un incontro dove si è parlato di suo zio.
7 aprile: viaggio in liguria
Com’è strana la vita!
Ero a conoscenza che in un periodico trimestrale, dal titolo VIAGGIO IN LIGURIA, si sarebbe parlato di Luigi Tenco.
Ho atteso per mesi ben sapendo che la distribuzione si limitava solo alle edicole della liguria.
E finalmente, ho letto nel web che nel mese di marzo, intorno agli inizi della primavera che coincidono con la data di nascita di Tenco, la rivista si rendeva disponibile.
Considerando che si tratta di un oggetto trimestrale avevo la presunzione di poterlo reperire anche a stagione avanzata.
Ciò nonostante, alla prima occasione, mi sono presentato nelle edicole di Recco, la cittadina ligure dove Luigi aveva la residenza.
Era il 7 di aprile e gli edicolanti della zona mi mostrarono stupore. Il giorno prima, infatti, avevano dovuto restituire quel periodico trattandolo come “resa”.
Ma lo “stellone” di Luigi mi deve, in qualche maniera, esser venuto incontro. Prima di arrendermi all’evidenza dei fatti feci un ultimo tentativo presso una giornalaia che stava, a capo chino, scrivendo qualcosa.
Alla mia domanda, alzò la testa e si strinse nelle spalle in segno di rammarico. Ma la nota che stava compilando non era ancora chiusa e l’occhio mi cadde su due copie della rivista che cercavo.
Prontamente le segnalai che non avrebbe dovuto “renderle” perché io, ero arrivato fin là, a Recco, proprio per comprarle entrambe.
Lo stupore dei giornalai si è trasferìto su di me, come se fosse quello di una presenza invisibile. Ma quando c’è di mezzo Luigi, io so, che queste cose, talvolta, mi accadono.
Com’è strana la vita! il 7 di aprile….il mio viaggio in liguria.
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