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Archivio Giugno 2004

E se io parlassi di Luigi Tenco ?

4 Giugno 2004 2 commenti

E se io parlassi di Luigi Tenco?

A parlare di Luigi Tenco si fa sempre molta fatica, perché il rischio di ripetersi è molto alto.
Tutto o quasi tutto è stato detto sul come ci ha lasciato.
Pochi sanno, però, chi era Luigi Tenco “prima”!
Per capire Tenco, di solito ci rifacciamo alla sua biografia più nota, scritta per tre volte, in un crescendo di interesse, dalla abile penna dello scrittore-giornalista Aldo Fegatelli oppure all’altra interessante monografia curata, con la partecipazione anche della “famiglia”, da Renzo Parodi, a trenta anni di distanza dalla morte di Luigi.
A me ha interessato, invece, approfondirne la conoscenza attraverso piccole e forse marginali note, prese un po’ in qua e un po’ in là, ma tutte documentabili.
E così, sistemandole un po’, come si conviene a chi sistema scrupolosamente (non è il mio caso) il batter del tempo, posso affermare che Luigi Tenco nacque a Cassine in provincia di Alessandria, in una via intestata ad un famoso personaggio. E da quel borgo piemontese emigrò subito per Genova, che lui stesso considerava la sua città adottiva; solo qualche tempo dopo fece ritorno a Ricaldone, un paese che confinava e confina ancora con il suo borgo natio.
Luigi, così come la madre ed il fratello, furono ospiti di alcuni parenti che producevano vino e che, oltre alla terra coltivata a vigneto, possedevano anche le cantine adatte allo scopo.
Oggi di quelle cantine è rimasto solo il ricordo di quanti affermano che si affacciavano proprio sulla piazzetta ora intestata a Luigi Tenco.
L’infanzia di Luigi trascorse serena, lontano dal chiasso della guerra, ma per quanto strano possa sembrare, al piccolo Tenco piaceva soprattutto, a quel tempo, giocare a fare il soldato.
Credo che le sue spiccate doti di intelligenza e la sua incredibile sensibilità, lo portassero a captare anche fatti e rumori provenienti da luoghi remoti, dove la guerra c’era davvero!
Finito il tempo dei “giochi bambini”, come li definisce lui in una sua composizione,(praticamente dopo le elementari) Tenco fece ritorno nella adottiva Genova e qui visse per circa tre anni, ancora ospite, presso una insegnante che si occupava di raccogliere bambini ai quali impartire ripetizioni.
Il prolungato soggiorno presso questa signora fu causato, principalmente, dal fatto che la madre ed il fratello (già grandicello) dovevano mandare avanti una attività commerciale sempre legata alle origini vignaiole della famiglia.
E’ facile capire, dunque, come a questo punto il giovane Luigi aspirasse a trovare un suo “posto nel mondo”.
A Genova Tenco dette sfogo alla sua innata passione per la musica e, procuratosi un clarino da banda, si avvicinò ai ritmi d’oltreoceano, fino a far parte di alcune piccole formazioni musicali fra le quali spiccò la ripetuta esperienza nella Jelly Roll Morton Boys Jazz Band, dove, in un secondo momento, fu eletto anche a ruolo di dirigente. Da notare che in questa formazione suonava anche il suo amico e compagno di scuola Bruno Lauzi.
Da “jazzista arrabbiato”, così si autodefiniva, suonò però, prevalentemente il Sax, uno strumento che lo accompagnerà fino alle sue ultime performances.
E da come suonava il Sax, gli amici avvertivano se, in quel momento era di cattivo o di buon umore.
Molto schivo e pignolo, accordava con estrema precisione il suo strumento che, si racconta, una volta arrivò perfino a smontare nelle sue parti più minime.
Luigi Tenco, che non aveva conosciuto il padre, manifestava molte attenzioni verso la mamma, definita in un suo tema infantile dai “capelli color castagno”, e forse influenzato dalla devozione che questa donna aveva per la religione, ad un certo punto pare che fosse determinato a prendere i voti e a farsi prete.
Sempre animato da un grande senso della giustizia non risparmiò, però, neanche la Chiesa con le proprie motivate invettive. E fu infatti a causa di una sua, per l’epoca, rivoluzionaria ballata, che chiamava in causa la Maestra, il Curato ed il Sindaco, che si vide sbattere in faccia le porte della censura.
Nel 1960, un suo brano entrò a far parte della colonna sonora di un celebre film francese e l’hobby per la musica, lasciò il posto alla opportunità di farne una professione dove trovare l’occasione per affermare le proprie idee.
Nasce qui il Tenco cantautore che tutti conoscono….io ho voluto solo, con queste poche righe, delinearne gli aspetti iniziali, quelli per i quali spero di non essermi troppo “ripetuto”.

Riferimenti: IL MIO REGNO

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