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Archivio Marzo 2006

"Ciao amore" di Tenco e Dalida…..torna in gara

21 Marzo 2006 3 commenti

Luigi,
ti segnalo che “Ciao amore” torna in gara SABATO 25/3 a ROMA nell’ambito di un Concorso Nazionale riservato ai Cortometraggi.
La tua parte è affidata a Piero Leccese e quella di Dalida a Daniela Guerra….
…..e questa volta credo che non ci saranno né finte rivoluzioni, né amori dal profumo di rosa.
Buon compleanno.
Massimo

p.s. ed aggiungo che anche Alberto Fortis ti ha riportato in gara, proprio oggi, riscuotendo un buon successo.
Riferimenti: "Ciao amore"…. torna in gara

Senza orario e con una sola bandiera

12 Marzo 2006 Commenti chiusi

Senza orario e con una sola bandiera.

Forse mi hanno giudicato proprio così: ?Senza orario e con una sola bandiera??..
?..ho conosciuto oggi la moglie ed il figlio del poeta genovese Riccardo Mannerini; ero invitato, come tanti altri, ad un incontro promosso dal sito riccardomannerini.it ed avrei dovuto esserci fin dalle ore 17 ma, per colpa di un mio personale contrattempo, sono arrivato con un paio di ore di ritardo e quando ho chiesto ?scusate, potete indicarmi, in questo Palazzo, dove si trova la sala della Poesia?? mi è stata data una indicazione precisa ma con fermezza mi è stato anche detto ?a quest?ora, però, troverà chiuso!?
In effetti tutti stavano ormai riprendendo il loro tran-tran quotidiano fatto di orari e di bandiere quando, fra quei tutti, ho cercato e trovato la moglie ed il figlio di Riccardo Mannerini. E sono bastati due o forse tre minuti perché ?una serata come le altre/ cominciasse per incanto a illuminarsi?.
Dopo un breve saluto, mirato a farmi riconoscere, durante il quale ho potuto ricordare anche l?interscambio di post fra il figlio del poeta e l?amica Gulliveriana, ho chiesto alla signora Serando (moglie di Riccardo Mannerini) se veramente avesse conosciuto Luigi Tenco; superato, da parte sua, un attimo di diffidenza, mi ha raccontato di averlo conosciuto a Milano e non a Genova e che le fu presentato, alla fine degli anni cinquanta, ?Luigi aveva si e no 20 o 21 anni?, da un amico comune (Franco Franchi) che lavorava alla Ricordi. Poi lo perse di vista per qualche tempo e lo incontrò di nuovo, questa volta a Genova su iniziativa di Tenco, per i rapporti che il ?nostro? aveva con suo marito. Mi ha parlato anche degli incontri che avvenivano al RobyBar, il piccolo ritrovo di Genova situato all?angolo tra Via Cecchi e Via Casaregis e di quanto e come alcune poesie, scritte da suo marito, potessero finire nelle mani di Luigi e viceversa.
L?ho detto prima?.la serata si era improvvisamente illuminata!
Non mi restava che salutare e dopo aver ringraziato (fra i presenti c?era anche Vittorio De Scalzi componente ed anima del complesso New Trolls che nel 1968 su testi di Mannerini incise uno storico disco dal titolo ?Senza orario e senza bandiera?) ho portato la mia bandiera e cioè ?il ricordo di Luigi? di nuovo al RobyBar (oggi però ha cambiato nome) e poi?.sulle panchine di Via Cecchi.

Livorno, 11 marzo 2006

Riferimenti: senza orario, con una bandiera su splinder.com

Ada Montellanico intervista Reverberi che parla di TENCO

2 Marzo 2006 1 commento


tratta da libro di Ada Montellanico QUASI SERA. UNA STORIA DI TENCO….

intervista a Gianfranco Reverberi

……..(riproduzione parziale)……….

Gianfranco Reverberi è uno degli artisti più rappresentativi della storia della musica italiana passata ed attuale. Grande musicista e compositore, ci ha lasciato brani senza tempo che sono nel cuore di tutti, contribuendo a dare una svolta decisiva alla ricerca mu­sicale negli anni ’60. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo dopo l’uscita del Cd Danza di una ninfa e ho trovato un uomo e un artista straordinario che tuttora man­tiene una coerenza nel comporre e fare musica senza nessun compromesso commerciale ma solo per una pura ricerca di emozione e di bellezza.

……………..

A.M.: Questo accadeva a Milano, ma il tuo punto partenza è stato Genova?

G.R.: lo sono arrivato a Milano per fare il militare, quindi mi sono trovato lì proprio nel momento in cui è “scoppiata” quella musica. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Ero in divisa e me la toglievo per fare le se­rate, poi in macchina la dovevo indossare di nuovo per tornare in caserma.

A.M.: Qual era il tuo strumento?

G.R.: 11 vibrafono. A Milano in quel periodo suonavo in trio con Giorgio Gaber alla chitarra e Giorgio Buratti al contrabbasso, facevamo jazz. Bu­ratti aveva una cavata stupenda, da solo faceva il bassista, il batterista, il percussionista, faceva tutto, era bravissimo, purtroppo non l’ho più visto. Giorgino suonava la chitarra… e poi ogni tanto si formavano altri gruppi con Bruno De Filippi, alla chitarra anche lui e all’armonica a bocca. Tutti i giovani che erano a Milano suonavano jazz, ma non facevano ancora i professionisti, o cominciavano appena a farlo sul serio. Enzo Jannacci: bravissimo pianista… proprio bravo… Poi avevamo formato anche un gruppo rock and roll, dove c’erano Gaber, Jannacci, Paolino Tomelleri, Nando De Luca, Luigi Tenco, io…

A.M.: Erano i Cavalieri?

G.R.: Sì, i Cavalieri, esatto. Qualcuno pensava che fossi il caporchestra, perché ero il più vecchio, ma non era assolutamente vero. C’è una foto esposta in galleria del Corso a Milano dove ci siamo tutti: Mina, Celentano e tanti altri e il mio nome è Maestro Cavalieri.

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A.M.: Raccontaci il tuo primo incontro con Luigi Tenco.

G.R.: Abitavamo tutti lì. Lui aveva il negozio in via di Rimassa, io vivevo in Corso Torino, che è il proseguimento di una strada divisa solo da una traversa, Via Cecchi, dove c’era il punto di raduno e il cinema Aurora, l’u­nico cinema di Genova che dava tutti i musical. Noi ci incontravamo da ragazzini senza divisioni tra chi faceva musica e chi no. Ci trovavamo in piazzetta, andavamo a vedere questi film. Entravamo con Lauzi, che era bravissimo a parlare inglese (a scuola era il primo della classe). Entravamo al cinema alle due del pomeriggio e uscivamo a mezzanotte. Poi restavamo fino alle 4 del mattino sulla panchina a ricantare tutto il musical. Bruno si ricordava le parole a memoria, noi ricordavamo la musica e rifa­cevamo il musical sulla panchina. Questo succedeva molto spesso.

A.M.: Chi eravate?

G.R.: Lauzi, Ruggero Coppola, quei cinque o sei più appassionati di musica.

A.M.: Tenco c’era?

G.R.: Sì, come no! Lui abitava in Via Nizza mi pare, avevano il negozio di grossista di vini in via Rimassa, e lui era sempre lì con il fratello, con la ma­dre, stava lì e poi ci si trovava al bar Igea o ad un altro bar, c’era il bar de­gli sportivi, dei papponi…

A.M.: Bella questa cosa che stavate fino alle quattro del mattino a ri­cantare tutti i brani… Eravate tutti amanti della musica, avevate lo stes­so talento?

G.R.: Amanti della musica sicuramente, lo stesso talento anche, perché il tempo lo ha dimostrato. Ruggero Coppola ha suonato la batteria con noi, poi però è diventato un grande delle assicurazioni. C’era anche un altro amico, Bruno Martinoli, ingegnere elettronico eccezionale, che suonava la tromba. Quando andavamo in giro a suonare, a noi serviva molto Bruno, era uno dei più bravi, ma lui non voleva venire perché doveva studiare. Da­to che dovevamo pregarlo ogni volta, Ruggero decise di farsi pregare anche lui. Andò un giorno da mio fratello Gianpiero e gli disse che aveva deciso di vendere la batteria. Mio fratello rispose: “Sì, sì fai bene!”. E allora Rug­gero è andato da Luigi chiedendogli la stessa cosa e Luigi ha risposto allo stesso modo. Lo stesso feci io e alla fine l’ha venduta per davvero. Ha capi­to che non era il suo mestiere. Bruno invece era un musicista molto moderno, e un ingegnere elettronico formidabile. Ancora adesso ad ottant’anni, gira per conferenze e convegni. A quei tempi avtebbe suonato bene anche la chitarra, ma la chitarra aveva il manico troppo grande e a lui dava fastidio. Allora si è costruito una chi­tarra a quattro corde, come un ukulele e l’ha chiamata “chitalele”, poi da­to che era di legno scadente, compensato brutto a vedersi, l’ha dipinta di bianco, ha messo un pick up e l’ha rinominata “Chitalelatrinaelettrica”. Chitalele, lo abbiamo detto, latrina perché era bianca come un cesso ed elettrica perché c’era il pick up, quindi… Fra l’altro lui la suonava benissimo e ci risolveva tutti i problemi, perché suonava così tanti strumenti, la tromba, la chitarra e allora per Bruno po­tevamo anche fare preghiere ma per Ruggero, no… mi dispiace per lui.

A.M.: Quindi è nato questo gruppo?

G.R.: Sì, ma era un gruppo che suonava prevalentemente a casa mia. Non avevamo molte serate, ci trovavamo tutti a casa mia, al settimo piano senza ascensore…

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Riferimenti: per acquistare una copia del libro…..