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Archivio Aprile 2006

Il pensiero di Moro, Campanella e Bacone fra gli amori di Tenco

9 Aprile 2006 1 commento

Riporto, pensando di fare cosa gradita, la testimonianza di un amico che ha avuto la fortuna di conoscere Luigi e che ho incrociato nel forum del sito ginopaoli.it:

“Da ragazzino ero andato a trovare Luigi Tenco nella torre di Recco e mi ero portato dietro un libro con le Utopie di Moro, Campanella e Bacone da leggere in treno perché il giorno dopo avevo un’interrogazione a scuola. Seduti intorno a un tavolo, Luigi sfogliò il libro con grande interesse e mi disse di amare molto il pensiero di quegli autori. Moro parla di una società senza denaro, dove gli uomini e le donne lavorano sei ore al giorno e i frutti del lavoro dei campi vengono messi in comune.”

Riferimenti: ilmioregno è anche su Splinder.com

IMMAGINI E RICORDI NELLA "VERDE ISOLA"

2 Aprile 2006 Commenti chiusi

IMMAGINI E RICORDI NELLA “VERDE ISOLA”
(per questo post, di Renato Leti, ringrazio il Club Luigi Tenco di Venezia)

…..Venerdì 10 febbraio 2006 – ore 18,45 – il televisore è acceso, sintonizzato sul secondo canale RAI, va in onda il TG2″. Il presentatore annuncia la rubrica “TG2 Dossier” dedicata come di consueto ad un argomento d’attualità. Non ci bado più di tanto, il televisore resta acceso, aggiungo altra legna nel caminetto che riscalda la cucina dove mamma Emilia, 88 anni, continua il suo lavoro a maglia e Ciccio, gatto-padrone di casa, fa beatamente le fusa sdraiato sulla sedia accanto. Improvvisamente “la voce” della TV inizia a parlare di Luigi Tenco e della riesumazione della salma che avverrà tra qualche giorno….Un flash immediato fulmina la mente e cattura di colpo la mia attenzione…! Parte il servizio…immagini bellissime, spezzoni d’epoca ricavati dall’archivio RAI che ripropongono Luigi in alcuni momenti della sua carriera artistica, esibizioni in spettacoli televisivi e serate in teatro, manifesti con la sua effige ai tempi della RCA, Dalidà, San Remo, la stanza dell’Hotel Savoy, il grigio del marmo d’obitorio, la testa fasciata, il fascicolo di allora…Poi, subito dopo, colori attuali del cimitero di Ricaldone, un primo piano della lapide con scritte e foto… In studio è presente un ufficiale dei Carabinieri (non ricordo il nome) esperto di perizie che farà parte della commissione che riesaminerà la salma dopo 39 anni dalla sepoltura e che illustra sinteticamente le procedure che – dice – permetteranno di mettere a confronto i risultati di oggi con le relazioni di allora…Ma la testimonianza più bella, la più toccante, arriva quasi a sorpresa con il collegamento in diretta da Roma dove Peppino di Capri vuole ricordare il suo primo incontro con Luigi. “Era una freddissima serata di gennaio, avevo inciso poco tempo prima una sua canzone – racconta con emozione e malinconia il cantante caprese – e mi si presentò all’improvviso mentre uscivo dal teatro un giovanotto timido, riservato, serio in volto che mi ferma, quasi chiedendomi scusa e dicendomi “…sono Luigi Tenco, vorrei ringraziarla per aver inciso la mia canzone (dovrebbe essere “Quando” del 1961 ma il titolo non viene menzionato)…” Resto quasi di stucco – aggiunge Peppino – e rispondo con immenso calore che sono io a doverlo ringraziare per aver scritto una canzone così bella che sono onorato ed entusiasta di aver potuto incidere…. Ecco, un incontro incredibile e meraviglioso avvenuto nella penombra, all’uscita di un teatro, che non dimenticherò mai…”
Il cronista chiede a Peppino di Capri cosa ne pensa, oggi, della morte di Luigi, se effettivamente è stato suicidio…. La domanda, si nota, sconvolge ancora il destinatario che risponde: “…Penso che sia stato un gesto scaturito da un momento, anzi da un periodo, di profonda depressione”.
Il servizio volge al termine, guardo l’orologio, sono quasi le 19,00… Incredibile – penso – hanno dedicato “ben” un quarto d’ora a Luigi, al suo ricordo seppure per “circostanze d’attualità”. Ma va bene lo stesso…comunque è stato un bel servizio.
Immagini e ricordi…nella “verde isola” – ogni tanto – sboccia un fiore….
Grazie.

Renato Leti
Riferimenti: IL MIO REGNO