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Archivio Giugno 2016

Ciao amore ciao di Franco Supino

3 Giugno 2016 Commenti chiusi

 








Un figlio di emigranti italiani in Svizzera è catturato da una vecchia canzone che racconta il destino dei suoi genitori e di quelli che, come loro, hanno dovuto percorrere la strada dell’emigrazione. Allora, nel 1967, “per la prima volta veniva trasmessa da Sanremo una canzone con un messaggio politico nelle case degli italiani. Per la prima volta si parlava dei perdenti che cercavano fortuna nelle metropoli del nord”. Quella canzone è anche l’incontro di due storie molto differenti, quella di Jolanda, una star della musica leggera internazionale, e Luigi Mai, un cantautore ribelle, dilaniato tra il rifiuto del gusto di massa nutrito dall’arte commerciale e il desiderio di una maggiore risonanza, di trasmettere il suo messaggio politico ad un pubblico più ampio. Ispirandosi alle biografie di Dalida e Luigi Tenco, senza tuttavia voler essere documentario, Ciao amore, ciao (2003) racconta la loro tormentata relazione. Racconta i dolori, sentimentali e intellettuali, di un artista impegnato, il suo tragico destino, e i problemi di identità di una star della musica leggera internazionale. Rivisita i luoghi delle loro biografie: il paesino calabro di Serrastretta, da cui i genitori di Jolanda erano emigrati in Egitto, il melting pot di un quartiere della periferia del Cairo, dove la futura diva trascorre la sua infanzia, Parigi, dove conquista il successo; il paesino piemontaese in cui Luigi Mai trascorre i primi anni della sua vita, la Roma degli anni Settanta, palcoscenico dell’innamoramento dei due protagonisti. E infine Sanremo, palcoscenico di quel festival del 1967, tristemente famoso per il suicidio di Tenco, un disperato atto di protesta contro il verdetto della giuria e, in generale, di un’industria culturale che non dà spazio ad alcuna voce critica. Ciao amore, ciao è un romanzo sulla ricerca dell’identità e delle proprie radici culturali (una tematica molto cara a quest’autore svizzero di origini italiane), un bilancio poetico dei sogni e dei miraggi di una generazione, quella degli anni Sessanta, che aveva vagheggiato un altro stato del mondo. Un libro ricco di personaggi e di storie, che si legge tutto d’un fiato, coinvolgente, per la leggerezza con cui Supino sa trattare temi di grande impegno, con un linguaggio semplice e disteso, con punte di gustosa ironia e di sarena malinconia. Franco Supino è uno delle voci più interessanti della letteratura svizzera di lingua tedesca e, insieme, della letteratura “d’emigrazione”. Figlio di emigranti italiani, è nato (nel 1965) e cresciuto a Solothurn, dove attualmente insegna alla Pädagogische Hochschule. È autore anche dei romanzi Musica leggera (1995), Die Schöne der Welt oder Der Weg zurück (1997) e Der Gesang der Blinden (1999).

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